PIETRO ROFFI – 1999

Tracklist

1. Blue Rio
2. ​Danse chronique
3. Postcard n. 1 (from the Adriatic Sea)
4. Est Ovest
5. Nocturne (per Ksenija Sidorova)
6. Gudja
7. Postcard n. 2 (from the past)
8. Storie inventate
9. Hysteria
10. Is there a place in your heart?

Credits

music by ​Pietro Roffi
Pietro Roffi: accordion, arrangments and syhnt Art director: ​Camilla Salvi

Produced by ​Pietro Roffi, Damiano Colosimo and Tommaso Cancellieri Recorded and produced in Abbey Rocchi Studios (Rome)
Mix and mastering ​by Tommaso Cancellieri
Label: ​Inri Classic

All tracks published by​ Metatron publishing srl
Lenght:​ 32:00
accordion:​ Bugari Armando Prime built in Castelfidardo
synth set:​ Rhodes Chroma, Grp A2, Moog Voyager RME, Novation Peak

“1999” è l’anno in cui tutto è iniziato.

Era estate e in una festa di paese a Valmontone vidi sul palco un uomo che imbracciava una scatola nera con un mantice da cui usciva una melodia dietro l’altra. Quello strumento, di cui non sapevo nemmeno il nome, mi rapì all’istante. Così, da lì a qualche settimana chiesi a mio padre di poter prendere lezioni di musica e il 21 settembre 1999 iniziò il mio viaggio con la fisarmonica. Io non lo capii subito ma a soli 6 anni la mia vita cambiò o, meglio, quella scelta la destinò ad un viaggio di cui non avrei mai potuto immaginare nulla.

Un viaggio con in spalla la mia fisarmonica tra sorprese, rinunce, sacrifici e tanta passione, la stessa che mi ha sempre tenuto a galla anche nei momenti in cui mi sembrava di non farcela. “1999” è una raccolta di storie musicali che descrive alcuni tratti di questo viaggio che dura da 20 anni. Un viaggio attraverso i vicoli e le mura dei paesi in cui sono cresciuto o in cui sono capitato, attraverso cieli stellati di paesi lontani o attraverso intime riflessioni ed esperienze illuminanti dell’infanzia. Un viaggio attraverso le mie radici, quelle della campagna intorno a Roma, e viaggi in paesi lontani 10.000 km.

Questi pezzi raccontano spesso di distanze e lontananze da luoghi, distanze da persone o sensazioni vissute spesso anche una sola volta ma che ancora risuonano dentro di me con forza.

L’album è una fotografia inedita della mia vita: una visione dello strumento che mi accompagna da quando avevo 6 anni che qui si fonde con atmosfere elettroniche che si sono formate in me nel corso degli ultimi anni e delineate con più nitidezza tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019.

Ho scelto di fondere la fisarmonica – strumento esotico e dal sapore antico – con l’elettronica, proiettando il cosiddetto “organo dei poveri” nel mondo d’oggi e dentro un’ambientazione sonora che per me era assolutamente necessaria.

E così, “1999”, anno simbolico per tutti, diventa un collante tra passato e futuro.
Prendo sulle spalle la tradizione musicale del 1900, secolo in cui la fisarmonica ha avuto il suo sviluppo e massimo splendore, e la fondo con le atmosfere sonore del nuovo millennio.

Nel lontano 1999, quando avevo 6 anni, non avrei mai immaginato cosa potesse diventare la fisarmonica per me. Mai mi sarei aspettato che il mio album di debutto potesse essere con brani scritti e suonati da me: dieci inediti per fisarmonica ed elettronica.
Un giorno, esprimendo dei dubbi riguardo la poca letteratura originale per fisarmonica il mio caro amico e collega Francesco Taskayali mi disse, molto semplicemente: “Se non sai cosa suonare o hai paura di suonare sempre gli stessi pezzi, perché non componi qualcosa di tuo?”

E così, a seguito di quell’input e di vicende personali di natura a dir poco malinconica, ho iniziato il mia viaggio nella composizione. Nel gennaio del 2018 nasce “Est Ovest” e, nei mesi successivi, lasciandomi andare senza aspettarmi nulla, sono nati, appunto, gli altri 9 pezzi.

La scelta dell’elettronica è stata una vera e propria esigenza musicale. L’esigenza musicale legata alla bellezza e alla profondità del suono ma soprattutto l’esigenza di creare un ambiente confortevole e ampio per il mio strumento, per me e, infine, per chi mi ascolta.

Ho lavorato con i suoni elettronici e nei suoni elettronici cercando di ​fondere l’acustico e l’elettronico,​i​lconcretoconl’etereoperfarneuscireununicosuono,quellocheavevoinmente all’inizio ma che non esisteva ancora.

Con dei synth storici (come il Rhodes Chroma, costruito e sviluppato dalla Rhodes nel 1979/80), la ritmica (realizzata esclusivamente campionando i suoni percussivi dello strumento), i bassi (costruiti principalmente con il Moog Voyager RME) ho fatto in modo che la mia fisarmonica potesse avere uno spazio più grande entro cui muoversi e quindi avere maggiore libertà espressiva.

Il risultato è un suono che non riesco a collocare in un lasso temporale o un genere preciso: ci sono le influenze della musica da film (Blue Rio, Nocturne, Gudja, Is there a place in your heart?), quelle del folk (Est Ovest, Danse Chronique, Storie Inventate), a tratti c’è perfino un po’ di techno (come nella taranta Hysteria)

Quest’album segna il mio debutto non solo come compositore ma anche come arrangiatore nel campo dell’elettronica.

Questo album è dedicato alla mia famiglia.